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Eduardo Del Gado

Sull'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica del 1 Giugno 2009 (copia omaggio... non sia mai!)

Gentile signor D'Avanzo,

Del suo articolo mi sono concesso solo una piccola parte che compare in prima pagina, perché prima di arrivare a pagina sei mi sono dovuto reprimere per conservare un minimo di dignità.
Prima di tutto mi sfugge come sia possibile parlare di "tecnica della politica moderna". Lei vorrebbe farmi credere che stiamo parlando di politica? Che parliamo di un "Watergate" all'italiana? Che lei sarebbe la versione nostrana di Robert Redford? Io non l'ho mai vista in faccia, ma se lei si chiama D'Avanzo, credo ci sarà un motivo. Se ho capito bene, lei ritiene che tutto questo teatrino é una forma di moderna strategia politica. E non le passa per l'anticamera del cervello che forse per un giornalista che si occupa di politica sia doveroso analizzare ed interpretare i fatti immersi nel contesto. Lei nota, con sorprendente arguzia, devo ammetterlo, che il premier tende a selezionare la "classe dirigente" del paese in base a requisiti alquanto insoliti, visto che parliamo di veline e minorenni. Ora mi soffermerei insieme a lei ad analizzare l'espressione "classe dirigente". Il termine classe pare indicare un gruppo di persone. Marx poi, pare che identificasse i gruppi di persone che si riconoscono intorno ad un interesse condiviso come classi sociali. Ma il problema sta nel termine dirigente: colui che dirige. Ecco a me pare che la parola classe si possa forzare a rispecchiare la realtà che caratterizza il popolino Berlusconiano. Al contrario appare ovvio quanto siano lontani dall'essere dirigenti! Infatti anche mio nipote, che da poco ha compiuto sei anni, sa che l'unico dirigente é il cavaliere senza macchia e senza paura. E io aggiungerei anche vestito di una naturalissima assenza di pudore. Insomma lei non crede che forse il commento più verosimile a tale fatto sia proprio il dovere di sottolineare la gravità della deriva populista che tormenta il nostro agonizzante paese? Cioé lei crede che la Carfagna sia ministro perché il cavalier Berluschizzo doveva saldare un debito? (D'altronde si sa che lui é da tempo a corto di soldi...) Non le viene in mente che l'unica strategia "tout-court", e non politica (poveri Platone e Gorgia!), é quella di avere una squadra di governo fatta da gente che non possa che rispondere di sì al premier. E non si rende conto che questa é una strategia fallimentare? Una strategia che si regge sull'assenza di alternative politiche? Come obbiettivo c'é il potere e dopo il potere l'obbiettivo é conservare lo scettro! E lei signor D'Avanzo, che per cognome é sempre un passo avanti a tutti, ritiene che il problema sia colui che attua la strategia fallimentare e non quelli che potrebbero e avrebbero potuto farla fallire? Sempre che il loro interesse non sia salvaguardare gli attuali equilibri fra maggioranza ed opposizione. Ma per carità, dev'essere che io sono indietro e lei é avanti come quelli del nano al guinzaglio in discoteca!
Ma quello che più mi ha lasciato basito é il passaggio in cui lei parla di "interesse politico". Se noi parlassimo di politica non ci dovrebbe essere un partito che candida le veline, questo mi sembra chiaro. Non dico di produrre osservazioni d'avanzo come le sue ma quanto meno che siano lampanti. L'unico interesse pubblico mi pare sia quello di smettere di parlare di gossip e cominciare a rendere chiaro a tutti che le elezioni europee non servono a un bel niente dato che riguardano un'istituzione che non ha alcun potere. Pardon, servono ad alimentare il clientelismo e il feudalesimo nei quali sguazza da anni l'intera classe politica. In questo senso forse ora capisco perché lei parla di interesse politico: lei voleva intendere della classe politica! Ma d'altronde si sa che lei é "avanti".
Infine a mio avviso lei tocca il fondo quando comincia a blaterare di res publica. "Non é sempre una minaccia per la res publica la menzogna?" Mia nonna mi ha sempre insegnato che le bugie hanno le gambe corte. Così, crescendo, ho capito che la menzogna é minaccia pubblica nell'ambito di una strategia vincente a lungo termine. Per capirci, se io voglio truffare qualcuno usando come strumento la menzogna, devo assicurarmi che i truffati non mi possano rintracciare, per esempio progettando di scappare all'estero. Se invece io racconto bugie alla gente e poi me ne sto a casa mia facendo finta di niente, come minimo devo aspettarmi una visita delle forze dell'ordine. O, ancora peggio, un suo articolo in prima pagina con tanto di decalogo di domande! Se invece parliamo di una strategia fallimentare escogitata da un uomo complessato per la scarsa altezza, la menzogna é una minaccia soprattutto per se stesso. E l'unica vera minaccia per la res publica é che dopo Berlusconi viene il nulla: "Franceschiello"!

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