Oncommunity

Questa community è diventa per me il mio angolo di mondo virtuale in cui sfogare alcune delle mie frustrazioni che provengono dal mondo universitario.

Come è strano incontrare allo stesso tempo persone bellissime, professionisti preparatissimi, docenti appassionati ma anche gente senza scrupoli, senza neanche una minima e irrisoria parte di quel gran dono che è l' empatia.
Come si può sedere su una cattedra, circondarsi di collaboratori lontani fisicamente ed emotivamente dagli studenti.
Come è possibile mostrarsi comprensivi e poi non far seguire alle parole le azioni che dimostrano di essere in buona fede.
Come si fa a non capire che gli studenti non sono numeri ma persone con delle vite, con degli obiettivi che "ritardi, sviste, dimenticanze e incuria di certi docenti" possono compromettere.

Sono stupita, indignata.
Forse ancora di più di me stessa, che ancora su queste pagine continuo a lamentarmi senza denunciare una volta per tutte chi si nasconde dietro al mio sconcerto.

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Tag: delusione, docenti, riflessioni, università

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Commento da Rita su 5 Maggio 2009 a 16:42
Bè anche io condivido il dialogo in rete!

@ Luigi lei è un vulcano di idee e profondo conoscitore delle dinamiche sociali e del web, avrà un'ampia visione d'insieme che si ramifica in molteplici contesti.

In questo caso mi esprimo da studentessa agli sgoccioli (da prossima disoccupata!) che nell'Università ha visto lo strumento di acquisizione del sapere dottrinale, speranzosa di trovare in essa vie che conducessero all'applicazione del sapere, ovvero laboratori, seminari, gruppi di studio etc....

Alcuni di questi contesti pratici sono stati gestiti in modo dilettantistico, cosa che certamante non è appropiata al contesto!

Come si fa ad aumentare la qualità delle nostre esperienze all'Università?

La parola chiave è l'eccellenza dei docenti, non solo dal punto di vista del loro curriculum (che il più delle volte è eccellente!) ma anche dal punto di vista umano, dalla predisposizione alla docenza che NON E' UN LAVORO PER TUTTI!
Oltre a questo, più volte ho percepito che le attività messe in piedi dai docenti servissero a far vedere quanto fossero attivi nella comunità scientifica e molto meno preoccupati dei contenuti formativi offerti.

Il risultato? Dopo l'iniziale entusiasmo e milioni di buoni propositi, il completo abbandono a noi stessi.
Il valore aggiunto? Nessuno, solo rabbia e frustrazione (oltre alla perdita di tempo!).

Nulla di questo è collegato al web, ma solo alla coscienza. Dono di cui non tutti sia provvisti.

Il web entra in gioco quando tutte le università hanno deciso di semplificare i rapporti, introducendo le webcattedre, le mail al docente etc... strumenti di enorme utilità per definizione.
Possimo accedere alle informazioni di cui abbiamo bisogno in ogni momento, contattare chiunque quando ci pare.

Ma quando tutto questo ci torna indietro come un boomerang?
Quando la coscienza non precede la decisione. Quando si decide di comportarsi in modo non responsabile (perchè sprovvisti della vocazione all'insegnamento), quando si considerano gli studenti dei problemi secondari se confrontati con gli impegni quotidiani del professionista-docente!

Il web che ruolo ha nel rapporto tra professionista-docente e il discente?
Ha il ruolo di conservare la gerarchia, il discente cerca informazioni sulle web-cattedre, se ha un problema, un'esigenza, manda una mail (poi congiunge le mani, alza lo sguardo al cielo e si rivolge in preghiera all'Altissimo!).
Non è affatto l'applicazione web 2.0 che i docenti dovrebbero insegnarci, anche il loro comportamento, il modo di gestire i rapporti con noi "è un esempio" ed ha un valore didattico. Non è possibile non metterlo in conto.

Ma questi sono problemi che riguardano questioni che sono reali, se siamo ottime persone, con una buona coscienza, se amiamo il lavoro che facciamo e abbiamo una buona predisposizione al contatto con l'altro, se siamo sinceramente interessati a diffondere il nostro patrimonio di conoscienza, il web può solo aiutarci.

Quindi arrivo alle sue stesse conclusioni, noi non siamo 2.0, almeno non lo sono alcuni dei docenti che ho incontrato, perchè se il web è nato per il desiderio di condivisione di risorse informative, noi umani non spicchiamo certo per la propensione a mettere in secondo piano i nostri interessi personali (in questo caso professionali) a favore del bene comune (di noi studenti), se il web è in grado di consentire rapporti sociali reticolari invece che gerarchici, per la natura asimmetrica del rapporto docente-discente, tale rapporto resta gerarchico, anche e soprattutto in rete, luogo in cui è più facile adottare comportamenti irresponsabili!

Percui, finchè non si porrà attenzione alla scelta dei docenti, noi continueremo a lamentarci.

(Ps. Le eccezioni esistono, ho tratto le conclusioni, ma sono cosciente che c'è chi ha la funzione multitasking e per fortuna posso registrare anche questo!)
Commento da Michele Melis [CM] su 5 Maggio 2009 a 3:35
E do il mio contributo al discorso.

Un contributo da esterno alla vicenda, ma di persona informata sui fatti (dall'autrice del post : ) nonchè da conoscitore (virtualmente parlando) del nostro e-nonno (Luigi : ).

Perché questo possa diventare un dialogo veramente operativo bisogna fare a mio avviso una scelta (appunto) operativa; leggesi: audioconferenza su skype, interlocutori: io (mi offro come moderatore), Rita, Luigi, e... (lascio la porta aperta, a voi i suggerimenti).

Vi spiego i motivi della mia proposta.
Perché questo dialogo non si risolva in un nulla di fatto non possiamo sperare di superare magicamente i limiti dei medium a cui ci siamo rivolti, e vi garantisco che in questo caso corriamo fortemente il rischio di non capirci, avendo una visione d'insieme della vicenda percepisco concretamente i limiti degli strumenti a cui ci siamo affidati.

Rita parla di un disagio, specifico, legato a un problema particolare, per certi versi emblematico, e ha i suoi motivi per limitarsi alla genericità della descrizione della vicenda che ha fatto fin'ora (ma forse la situazione è cambiata e io non sono aggiornato).

Luigi prende spunto dalla vicenda per porsi e porci domande importanti, tanto importanti da farmi pensare che difficilmente riusciremmo a gestirle in un confronto su questi commenti.

Che ne dite? Vogliamo parlarne assieme?
Commento da Michele Melis [CM] su 4 Maggio 2009 a 23:35
Faccio da trackback, chi ha ancora dubbi sul "wild web" si faccia avanti:

http://trovamiunnome.blogspot.com/2009/05/decisioni-sulla-nostra-ca...
Commento da Rita su 30 Aprile 2009 a 23:45
Grazie per l'intervento Luigi.
Forse l' assenza di empatia è anche paura del diverso, ma nel mio caso direi che è più una questione di incapacità di prendersi le proprie responsabilità e comportarsi in linea con gli impegni che si sono presi.

Gli strumenti del web 2.0 possono aiutarci a fare incontrare i nostri disagi di studenti (assieme a mille altre cose belle, mi auguro!) e dare loro un luogo dove potersi esprimere visto che nella realtà questi spazi stanno diminuendo.

Credo che nella vita reale stiamo diventando un pò tutti dei pessimi comunicatori e al contempo abili utilizzatori di tali tecnologie.
Possimo decidere se gli spazi virtuali che copiosamente si creano,gli vogliamo usare per comunicare e avvicinarci oppure per distanziarci sempre di più.
Chi oltre ad essere un buon conoscitore del web è anche un pò vigliacco può utilizzare questi stessi strumenti per sfuggire alle proprie responsabilità.

Non è difficile! basta solo ridurre al minimo i contatti dal vivo, quelli che ti consento di percepire delle sensazione che solo i più sensibili (e sono una rarità!) posso percepire anche tramite medium.
Basta mediare i rapporti lasciando che le persone diventino mail, poi posta letta ma non risposta, poi posta non letta,poi spam.

Una parte dei nostri docenti sta andando in questa direzione, sono i media che stanno allontanando le persone o siamo noi che abbiamo deciso di usare un ottimo mezzo per disfarci delle nostre responsabilità?
Commento da Michele Melis [CM] su 24 Aprile 2009 a 2:30
L'espressione di un disagio è in ogni caso un segnale importante.
Un segnale a cui la facoltà dovrebbe prestare il masso dell'attenzione.

Purtroppo ti capisco, e non capisco perché ci sia scarsa sensibilità verso molte problematiche che ci riguardano. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare qualcosa, purtroppo conciliare i molti impegni non è semplice. Cerchiamo di fare il massimo con questa community, ma c'è tanto da fare per migliorare le cose, cercheremo di riuscirci insieme.

In questi giorni stiamo pensando a delle novità per Oncommunity, all'orizzonte ci sono dei segnali di cambiamento.

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