Nostalgia irrazionale..
Stando fuori dall'Italia ti capitano quelle giornate in cui sei particolarmente nostalgica e vorresti stare nel tuo Bel Paese.. quelle giornate in cui ti commuove il ricordo del mare e del suo profumo, dei piccoli sentieri di campagna, della terra, rossa e friabile, calda e accogliente come un campo pieno di alberi di olivo, o come la casa di una nonna che tiene in serbo sempre quegli odori meravigliosi che ti fanno venire l'acquolina anche se hai appena pranzato..
Sapori di passato...di valori forti, forse troppo meridionali, come quello della famiglia...
Poi rifletti, ed ecco che pensi che la tua è una nostalgia alquanto irrazionale.. cosa ti manca dell'Italia infondo? Niente. Cosa provi verso il tuo paese infondo? Solo tanta tristezza.. perchè ora come ora, il pensiero più logico, più razionale, se non vuoi sopprimere a certe logiche ormai consolidate, è quello di costruirti una vita fuori.
Stando all'estero, (e parliamo solo della Spagna in fondo), mi sono vergognata di come viene vista l'Italia dal di fuori.
Alcuni dei miei colleghi dell'uni mi fanno: << Ma in Italia siete in dittatura vero? >> Non sapevo cosa dire, perchè "formalmente" non è cosi. Se andiamo a fondo però poi, la realtà è un altra..
<< Da voi il potere mediatico è in mano al governo vero? >> Si.. si, certo che è vero..è concentrato in un unica grande mano..già, quella che sta anche al potere guarda caso! Dove si è mai vista un' incongruenza del genere, se non nell'epoca delle dittature? Sono pochi i giornalisti che ancora potremmo definire nel nostro Bel Paese "cane da guardia del potere", quelli che ci fanno aprire gli occhi su quello che realmente succede al governo.. pochi e pressapoco ignorati, visto che la gente continua ad informarsi solo sui soliti giornali di parte, o peggio (o forse meglio, dipende dai punti di vista), a restare completamente disinformata e parlare per sentito dire...
La forza di questo governo poi, sta nel saper raggirare con ammirevole carisma qualunque informazione... Abbiamo un grande esempio italiano di un magnifico retore comunicatore.. cosa vogliamo di più per essere ammirati dall' estero?
Meglio chiudere qui.. la mia visione dell'Italia oggi è talmente pessimista che potrei continuare per ore..
Las palabras de Neruda
Studiando dei testi di produzione radiofonica, ho trovato questa riflessione di Neruda (che leggerò in radio come esercitazione, nel prossimo incontro).
Mi ha colpito il suo modo di elogiare, venerare e credere nelle parole, "antichissime e recentissime", segno di propensione naturale dell'uomo a comunicare con i suoi simili e contemporaneamenente espressione di civiltà. "Tutto è nella parola"... un 'idea intera cambia, sol perchè una parola decide di cambiare posizione nel testo..
Riporto in testo di Neruda in lingua originale, perchè molto più emozionante da leggere. E soprattutto perchè, per quanto mi riguarda, la traduzione di un testo inevitabilmente lo priva di una parte vitale della sua essenza...
<< Todo lo que usted quiera, sí señor, pero son las palabras las que cantan, las que suben y bajan.
Me posterno ante ellas... Las amo, las adhiero, las persigo, las muerdo, las derrito... Amo todas las palabras. Las inesperadas... Las que glotonamente se esperan, se escuchan, hasta que de pronto caen...
Vocablos amados. Brillan como piedras de colores, saltan como platinados peces, son espuma, hilo, metal, rocío... Persigo algunas palabras...
Son tan hermosas que las quiero poner todas en mi poema. Las agarro al vuelo cuando van zumbando, y las atrapo, las limpio, las pelo, me preparo frente al plato, las siento cristalinas, ebúrneas, vegetales, aceitosas, como frutas, como algas, como ágatas, como aceitunas... Y entonces, las revuelvo, las agito, me las bebo, las trituro, las libero, las emperejilo...
Las dejo como estalactitas en mi poema, como pedacitos de madera bruñida, como carbón, como restos de naufragio, regalos de la ola.
Todo está en la palabra. Una idea entera se cambia porque una palabra se trasladó de sitio, o porque otra se colocó dentro de una frase que no la esperaba...
Tienen sombra, transparencia, peso, plumas. Tienen todo lo que se les fue agregando de tanto rodar por el río, de tanto trasmigrar de patria, de tanto ser raíces... Son antiquísimas y recientísimas. Viven en el féretro escondido y en la flor apenas comenzada...
Qué buen idioma el mío, qué buena lengua heredamos de los conquistadores torvos. Estos andaban a zancadas por las tremendas cordilleras, por las Américas encrespadas, buscando patatas, tabaco negro, oro, maíz con un apetito voraz.
Todo se lo tragaban, con religiones, pirámides, tribus, idolatrías... Pero a los conquistadores se les caían de las botas, de las barbas, de los yelmos, como piedrecitas, las palabras luminosas que se quedaron aquí, resplandecientes... el idioma. Salimos perdiendo... salimos ganando. Se llevaron el oro y nos dejaron el oro. Se llevaron mucho y nos dejaron mucho...
Nos dejaron las palabras.>>
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